Il dibattito del Corriere della Sera sul "vincolo esterno" e la modernizzazione italiana. Intervengono Salvati, Brancaccio e Realfonzo

Il dibattito del Corriere della Sera sul "vincolo esterno" e la modernizzazione italiana.
Intervengono Salvati e Brancaccio-Realfonzo

Dopo la pubblicazione del "monito degli economisti" da parte del Financial Times, finalmente il Corriere della Sera apre un dibattito sull'efficacia dell'imposizione dei vincoli europei per la modernizzazione italiana. La questione è: i vincoli europei stanno contribuendo alla sviluppo del Paese o piuttosto ci stanno portando al disastro? Non occorre, come sostengono Brancaccio e Realfonzo, rivedere quel sistema di vincoli e tornare a discutere di riforma dello Stato e nuove politiche industriali?
Interviene Michele Salvati, replicano Emiliano Brancaccio e Riccardo Realfonzo, controreplica Michele Salvati.


L'articolo di Michele Salvati: 
Servono Riforme in tempi brevi ma anche un risveglio di serietà
Il Corriere della Sera, 29 settembre 2013


La replica di Emiliano Brancaccio e Riccardo Realfonzo:
Come favorire la crescita economica
Il Corriere della Sera, 8 ottobre 2013

L'agognata stabilità politica sarebbe sufficiente di per sé a sradicare le cause profonde dell'attuale instabilità economica? Il «monito degli economisti» da noi promosso, pubblicato lo scorso 23 settembre dal Financial Times, evidenzia un fatto che a tale riguardo ci sembra rilevante: sebbene appartenenti a diversi indirizzi di ricerca, autorevoli studiosi convergono nel sostenere che né le manovre di «austerity» né le riforme «strutturali» sono in grado di arginare i divari macroeconomici tra i Paesi dell'eurozona che stanno tuttora minacciando la sopravvivenza dell'Unione monetaria. Queste politiche possono infatti dare luogo a una depressione dei redditi di tale portata da rendere più difficili i rimborsi dei debiti, pubblici e privati. In un articolo pubblicato sul Corriere del 30 settembre, Michele Salvati riconosce il problema e osserva che a una lunga asfissia occupazionale causata dalle attuali politiche potrebbe comunque far seguito la deflagrazione dell'eurozona. Salvati si domanda se un «risveglio di serietà e di orgoglio» del ceto politico italiano possa evitare una tale, nefasta successione di fasi. Ci permettiamo di osservare che un risveglio, per dirsi tale, dovrebbe implicare la fine dei sogni. Per lungo tempo ai vertici di questo Paese si è coltivata l'illusione che un arcigno «vincolo esterno» potesse spontaneamente favorire la modernizzazione del capitalismo nazionale e dell'apparato statale, sia pure in un deserto di progettualità e di investimenti. Oggi sappiamo che quel miracolo non è avvenuto, eppure osserviamo che le speranze si rinnovano e il sogno continua.


La controreplica di Michele Salvati:
Come favorire la crescita economica
Il Corriere della Sera, 8 ottobre 2013

È vero che la speranza coltivata in un recente passato dalla parte migliore della nostra classe dirigente - che «un arcigno vincolo esterno potesse spontaneamente favorire la modernizzazione del capitalismo nazionale e dell'apparato statale» - si è rivelata un'illusione. Ma che questa modernizzazione sia necessaria per stimolare una crescita sostenibile del reddito e dell'occupazione è fuori dubbio: nel medio-lungo periodo un Paese crea redditi e occupazione nella misura in cui è efficiente e competitivo, nella misura in cui guadagna sul mercato i redditi che distribuisce. E dubito che una situazione di «catastrofe» produca un atteggiamento favorevole alla modernizzazione, alle riforme strutturali, più di quanto lo stia creando l'attuale situazione di «asfissia». E' un problema di classi dirigenti e di consenso sociale, il che spiega il mio interesse di economista per la politica.