L'efficacia del Next Generation EU per la ripresa dell'economia italiana
di Rosa Canelli, Giuseppe Fontana, Riccardo Realfonzo e Marco Veronese Passarella
www.economiaepolitica.it, 17 marzo 2021
"dissento da quello che gli economisti americani chiamano mainstream, il comune modo di pensare della maggioranza. La nuova generazione di economisti, purtroppo, è fatta di conformisti" (Augusto Graziani)
L'efficacia del Next Generation EU per la ripresa dell'economia italiana
di Rosa Canelli, Giuseppe Fontana, Riccardo Realfonzo e Marco Veronese Passarella
www.economiaepolitica.it, 17 marzo 2021
AG EEP 10 MARZO 2021 – SULLA “REVIEW OF POLITICAL ECONOMY” UN SAGGIO CHE MOSTRA GLI EFFETTI DEL RECOVERY PLAN EUROPEO SULL’ECONOMIA ITALIANA. RISORSE INSUFFICIENTI PER RILANCIARE IL PAESE E STABILIZZARE IL DEBITO PUBBLICO.
Mentre il Governo Draghi è al lavoro per riscrivere il Piano di Ripresa e Resilienza, l’autorevole rivista scientifica internazionale “Review of Political Economy” pubblica anche on line un saggio a firma di Rosa Canelli, Giuseppe Fontana, Riccardo Realfonzo e Marco Veronese Passarella (delle Università del Sannio e di Leeds) secondo cui le risorse previste dal Next Generation EU per l’Italia sono insufficienti per rilanciare il Paese.
Gli autori fondano la loro analisi su un modello “stock e flussi” che, ricostruito l’andamento dell’economia italiana dal 1995 al 2019, sviluppa proiezioni sino al 2025. Si tratta di una articolata metodologia che negli ultimi anni si è affermata nella letteratura internazionale e che rappresenta l’alternativa ai tradizionali modelli previsionali DSGE, utilizzati anche dal Tesoro e dalla Banca d’Italia, che hanno prestato il fianco a molte critiche. L’analisi degli autori per il 2020 è in linea con i più recenti dati presentati dall’Istat e dal Governo; ma le previsioni sugli anni avvenire, tenendo conto dell’impatto delle risorse europee ed anche dell’azione della Banca Centrale Europea, non sono rosee. L’apparato di tabelle e grafici che correda il lavoro mostra infatti che con le politiche europee attuali l’economia italiana, pur sperimentando un modesto rimbalzo nel 2021 e 2022, non riuscirà a recuperare il livello del pil del 2019 nemmeno entro il 2025. Inoltre, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, dopo l’incremento di quasi 25 punti registrato nel 2020, proseguirà la sua crescita lungo un sentiero che rischia di rivelarsi non sostenibile nel lungo periodo.
Canelli, Fontana, Realfonzo e Veronese Passarella esaminano anche scenari alternativi, chiarendo che un ritorno alle politiche di austerità del non lontano passato peggiorerebbe ulteriormente le condizioni dell’economia italiana. Essi mostrano anche che l’Unione Europea avrebbe gli strumenti per spingere l’economia italiana lungo un sentiero di crescita più significativo e sostenibile nel lungo periodo. Si tratterebbe però di ridefinire l’intensità e le modalità dell’intervento europeo, aumentando le risorse e prevedendo una modalità di finanziamento che non accresca il debito pubblico del Paese, attraverso l’intervento diretto della Banca Centrale Europea. Dal canto suo, il Governo italiano dovrebbe sforzarsi di spendere tutte le risorse per finanziare nuovi progetti. Gli autori esaminano la praticabilità macroeconomica di queste politiche alternative, mostrando anche l’assenza di un impatto sull’inflazione e le ricadute che esse avrebbero anche in termini di riduzione del rapporto tra debito pubblico e pil.
È possibile scaricare il
saggio dal titolo “Are EU Policies Effective to Tackle the Covid-19 Crisis? The Case of Italy” al seguente link:
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/09538259.2021.1876477
Mario Draghi’s new adventure as leader of the Italian government has been charachterised as finding the best "technocrat" to optimally manage the “enormous” amount of money that will arise from the European recovery plan. In this happy Techno-Keynesian narrative, however, something may not work. In Italy, the advent of "technocrats" has always coincided with an opposite trend: the need to weaken parliamentary forces so as to increase government's autonomy in managing the few resources available in economic downturns. This was the case in both the 1992 currency crisis with the Amato-Ciampi governments and the 2011 eurozone crisis during Mario Monti's premiership. Will Draghi’s be any different? We have some doubts. If we examine the €209bn that the EU recovery fund will allocate to Italy for the next six years, €127bn is made up of loans that only create savings on the spread between national and European interest rates. Even with pessimistic forecasts on Italian rates, this amounts to no more than €4 bn per year. As for the remaining €82bn in grants, the net amount will depend on Italy's contributions to the EU budget. With an agreement on relevant pan-European taxes looking unlikely, member states will have to contribute as usual in relation with their GDP. Under this formula Italy should pay no less than 40 bn. The net grant is therefore just 42 bn or 7 bn a year. Furthermore, if we consider that in the next round Italy will be a net contributor of the remainder of EU budget for about 20 bn, the total net transfer declines to less than 4 bn a year. Ultimately, Italy will then receive much less than 10 billions a year from Europe for the next six years: a very modest sum when compared to a crisis that destroyed over 160 bn of GDP last year alone, much more than past recessions. It is no coincidence that in his recent report for the G30, Draghi exhorted governments to support a free-market "creative destruction". This is not Keynes but a laissez-faire version of Schumpeter. If the EU funding of the recovery is not more generous, Draghi's time as premier may turn out little different from the austerity of the "technocrats" that preceded him.
Il Recovery Fund italiano e il Mezzogiorno. "Il Riformista" ne parla con Riccardo Realfonzo
di Francesca Sabella
Il Riformista, 11 febbraio 2021