Con il referendum diciamo no all'austerità flessibile

L'austerità flessibile non risolve i problemi italiani ed europei
Riccardo Realfonzo sul referendum stop austerità al tg di RaiNews
26 giugno 2014


Una firma per l'estate

Una firma per l'estate
di Roberto Ciccarelli
il manifesto, 27 giugno 2014

Novanta giorni, da gio­vedì 3 luglio a mar­tedì 30 set­tem­bre. È que­sto il tempo a dispo­si­zione del comi­tato pro­mo­tore dei quat­tro refe­ren­dum «Stop all’austerità, sì alla cre­scita, sì all’Europa del lavoro e di un nuovo svi­luppo» per rac­co­gliere 500 mila firme e con­vo­care una con­sul­ta­zione popo­lare sul Fiscal com­pact, il «pilota auto­ma­tico» che obbli­gherà l’Italia a tagliare il debito pub­blico dal 133% al 60% a par­tire dal 2016 fino al 2036.
Com­po­sto da eco­no­mi­sti, giu­ri­sti e sin­da­ca­li­sti di diverso orien­ta­mento cul­tu­rale e poli­tico, dall’ex vice­mi­ni­stro Pdl dell’Economia, Mario Bal­das­sarri, al sin­da­ca­li­sta Cgil Danilo Barbi, dagli eco­no­mi­sti Ric­cardo Real­fonzo e Gustavo Piga, a Cesare Salvi, Laura Pen­nac­chi e Paolo De Ioanna, ieri alla pre­sen­ta­zione dell’iniziativa alla Camera dei depu­tati il comi­tato si è mostrato fidu­cioso sulla pos­si­bi­lità di sca­lare una vetta impe­gna­tiva in breve tempo. Un giu­ri­sta come Giu­lio Salerno ritiene che i quat­tro que­siti refe­ren­dari su alcune dispo­si­zioni della legge 243 del 2012 (la legge che ha attuato il prin­ci­pio di equi­li­brio del bilan­cio pub­blico intro­dotto dalla legge costi­tu­zio­nale n°1 del 2012), pos­sano essere giu­di­cati ammis­si­bili dalla Corte Costituzionale.
Il refe­ren­dum si rivolge ad una legge ordi­na­ria di attua­zione della Costi­tu­zione e non com­por­terà la vio­la­zione degli obbli­ghi con­tratti dal nostro paese in sede euro­pea o in un trat­tato inter­na­zio­nale, fat­ti­spe­cie che non potreb­bero essere oggetto di una con­sul­ta­zione refe­ren­da­ria.
Secondo Giu­lio Salerno, pur essendo stato votato dalla mag­gio­ranza asso­luta dei mem­bri delle Camere, il pareg­gio di bilan­cio non può essere con­si­de­rato una norma «rin­for­zata e orga­nica». In più, non tutte le parti del pila­stro dell’austerità finan­zia­ria sono costi­tu­zio­nal­mente vin­co­late. È anzi pos­si­bile abro­gare i punti che non inci­dono diret­ta­mente sulla defi­ni­zione del bilan­cio dello Stato.
Que­sto aspetto è stato stu­diato nell’ultimo anno in una serie di incon­tri e di pub­bli­ca­zioni curate dall’associazione «Viag­gia­tori in movi­mento». Creata dall’economista Gustavo Piga, a que­sta asso­cia­zione par­te­ci­pano anche poli­tici della prima e della seconda Repub­blica quali Mario Segni, Gior­gio La Malfa, Enzo Carra e Paolo Cirino Pomi­cino, oltre che Bruno Tabacci e Cesare Salvi. Una volta com­po­sto il comi­tato pro­mo­tore, e otte­nuto l’impegno della Cgil a rac­co­gliere le firme durante l’estate, si è pre­ci­sata la rispo­sta all’insidioso argo­mento sull’ammissibilità del refe­ren­dum anti-austerity. Tranne il rife­ri­mento ai para­me­tri giu­ri­dici euro­pei, la legge 243 del 2012 non accenna al trat­tato inter­na­zio­nale costi­tu­tivo del Fiscal com­pact. Quest’ultimo non riguarda l’Unione euro­pea, ma gli stati che hanno ade­rito alla moneta unica. Il comi­tato pro­mo­tore ritiene così di avere aggi­rato i divieti per l’iniziativa referendaria.
I quat­tro «Sì» richie­sti potreb­bero modi­fi­care l’applicazione «ottusa» del prin­ci­pio dell’equilibrio di bilan­cio, eli­mi­nando alcune gravi stor­ture intro­dotte dal par­la­mento ita­liano. Si vuole così eli­mi­nare le dispo­si­zioni che obbli­gano governo e par­la­mento a fis­sare obiet­tivi di bilan­cio più gra­vosi di quelli defi­niti in sede euro­pea. Il refe­ren­dum abroga la dispo­si­zione che pre­vede la cor­ri­spon­denza tra il prin­ci­pio costi­tu­zio­nale di bilan­cio e il con­sid­detto «obiet­tivo a medio ter­mine» sta­bi­lito in Europa, una norma che non è impo­sta dal Fiscal com­pact. Vin­cendo il refe­ren­dum, l’Italia potrebbe ricor­rere all’indebitamento per rea­liz­zare ope­ra­zioni finan­zia­rie, un’azione oggi vie­tata. Infine, ver­rebbe abro­gata l’attivazione auto­ma­tica del mec­ca­ni­smo che impone tasse o tagli alla spesa pub­blica in caso di non rag­giun­gi­mento dell’obiettivo di bilan­cio, deciso dai trat­tati inter­na­zio­nali e non dall’Unione europea.
Al di là dei tec­ni­ci­smi, il signi­fi­cato del refe­ren­dum è poli­tico. Vuole rom­pere l’embargo intel­let­tuale e la para­lisi poli­tica creata dal com­mis­sa­ria­mento della poli­tica eco­no­mica da parte delle lar­ghe intese e rac­co­gliere un con­senso dif­fuso sul fatto che i trat­tati euro­pei vanno cam­biati, non sem­pli­ce­mente appli­cati. Secondo l’economista Ric­cardo Real­fonzo, la pro­spet­tiva indi­cata dal pre­si­dente del Con­si­glio Renzi, quella dell’«austerità fles­si­bile», è ina­de­guata: «Va incon­tro ai Paesi in dif­fi­coltà senza però cam­biare real­mente il disa­stro pro­dotto dalle poli­ti­che ispi­rate all’”austerità espan­siva” — afferma — Tra l’altro sono stati fatti errori enormi sui mol­ti­pli­ca­tori fiscali. È scien­ti­fi­ca­mente pro­vato ormai che, ad esem­pio, un taglio da 10 miliardi di euro alla spesa pub­blica implica una per­dita di 17 miliardi di euro del Pil. Renzi vuole atte­nuare l’austerità invo­cando la fles­si­bi­lità dei trat­tati, ma in realtà si è impe­gnato a rag­giun­gere gli stessi obiet­tivi di lungo periodo sta­bi­liti nei trat­tati. Per que­sto oggi abbiamo biso­gno di una spinta dal basso per eser­ci­tare una pres­sione sul governo ita­liano e quelli euro­pei. Biso­gna dare un segnale forte».
Ad oggi hanno ade­rito alla cam­pa­gna refe­ren­da­ria Sel e alcuni espo­nenti del par­tito Demo­cra­tico. Per l’ex vice-ministro dell’economia Ste­fano Fas­sina (Pd), il refe­ren­dum è l’unica strada «per sal­vare l’Europa» anche se il «Par­la­mento non è ancora con­sa­pe­vole della dram­ma­ti­cità della que­stione», così come lo stesso Renzi non ha «dato la sen­sa­zione di essere con­sa­pe­vole». Al refe­ren­dum sarebbe inte­res­sato anche Gianni Cuperlo. L’ex Sel, Gen­naro Migliore, pas­sato al gruppo misto, lo sostiene. «Oggi si fa molta reto­rica sull’austerità – ha detto Giu­lio Mar­con (Sel) – ma sulle scelte poli­ti­che non si fa un passo avanti. I trat­tati vanno cam­biati, il refe­ren­dum ci offre uno stru­mento per rilan­ciare il dibattito».

Contro l'austerità flessibile, passiamo dalle parole ai fatti

Un referendum contro l'austerità: passiamo dalle parole ai fatti
Intervista a Riccardo Realfonzo
di Giacomo Russo Spena
Micromega, 25 giugno 2014

Referendum Stop all'austerità - Conferenza stampa presso la Camera dei Deputati

Comunicato stampa del Comitato promotore dei 4 referendum

STOP ALL’AUSTERITÀ - SÌ ALLA CRESCITA, SÌ ALL'EUROPA DEL LAVORO E DELLO SVILUPPO

L’austerità ha fallito
Riprendiamoci la crescita, riprendiamoci l’Europa

Conferenza Stampa 
Sala Stampa della Camera dei Deputati
Via della Missione 4 – Roma
Giovedì 26 giugno 2014 
ore 13.00

I componenti del comitato promotore illustreranno le ragioni della iniziativa referendaria e descriveranno i quattro quesiti, alla presenza di alcuni tra gli esponenti delle forze sociali e politiche che hanno già preannunciato il loro sostegno alla campagna.

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VOTA SI’ AI 4 REFERENDUM "STOP ALL'AUSTERITÀ - SÌ ALLA CRESCITA, SÌ ALL'EUROPA DEL LAVORO E DELLO SVILUPPO"

Quattro quesiti referendari, per modificare alcune disposizioni della legge 243 del 2012, approvata nel periodo del Governo Monti, che ha costretto l'Italia a vincoli persino più stringenti di quelli previsti dalla normativa europea e dal cosiddetto “Fiscal Compact”. Come è noto, tutti i documenti governativi di programmazione economico-finanziaria da allora si sono attenuti ai vincoli europei, con gravi conseguenze sul piano economico e sociale. Il referendum è l'unico strumento che i cittadini hanno per lanciare un segnale forte al nostro Parlamento, per chiedere di fermare le politiche austere e ottuse che finiscono per aggravare il quadro recessivo, e per invocare una svolta espansiva di politica economica a favore dello sviluppo e del lavoro.

Da molti anni ormai spieghiamo che l'austerità non è la soluzione ai problemi creati dalla crisi. I dati relativi al nostro Paese parlano chiaro: “grazie” alle politiche messe in atto dal 2007 al 2013 si sono ottenuti questi risultati:

Aumento del tasso di disoccupazione: da a 6.1% al 12.7%
Aumento del tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni):  da 20,3% a 43,3% 
Diminuzione del PIL reale: - 8.5%
Aumento del rapporto debito-PIL: da 103.3% a 132.7%
Imprese che hanno cessato l'attività: 2.880.601 

Votare Sì ai quattro quesiti referendari che proponiamo, è una scelta di respiro non solo italiano, ma europeo.
Vuol dire, infatti, salvare l’Europa da politiche che dividono arbitrariamente il Continente tra Paesi di serie A e Paesi di serie B, riversando sulle realtà periferiche i più pesanti oneri del riequilibrio macroeconomico, con costi sociali non sostenibili. Vuol dire evitare che i  vincoli dell’austerità europea continuino a sfibrare il tessuto della comune cittadinanza europea facendo crescere l’intolleranza, scardinando le reti di solidarietà, mettendo a rischio la stessa tenuta dell’eurozona e il progetto di una Unione tra i popoli.

Con i Sì ai quesiti referendari daremmo una spallata a quell’ottusa austerità fatta da maggiori tasse e da tagli alla spesa che, in questa fase di recessione, peggiora il quadro della finanza pubblica e genera ulteriore disoccupazione, disgregando il tessuto sociale, frantumando le istituzioni pubbliche nazionali.

Con il Sì ai quattro referendum, daremo un impulso a un nuovo quadro di politica economica nel quale gli obiettivi delle politiche nazionali di bilancio siano finalizzati al sviluppo e al benessere dei popoli, e non siano meccanicamente vincolati da decisioni assunte da tecnocrazie europee sulla base di analisi tecniche fortemente discutibili (come quelle relative al PIL potenziale o alla disoccupazione naturale). Con i quattro Sì riporteremo democraticità nei processi decisionali che incidono sulle condizioni di vita di milioni di persone.  

Con i quattro Sì vogliamo sostenere tutti i governi europei e le forze politiche del Continente che si dimostrino realmente intenzionate a risvegliare la “bella addormentata” Europa. Rimettere le politiche economiche al servizio dello sviluppo, della occupazione della solidarietà tra i popoli, in un quadro democratico, è oggi indispensabile per rilanciare lo straordinario progetto di unione tra i popoli europei che fu concepito all’indomani dei tragici eventi della seconda guerra mondiale.

Sul piano giuridico, i quattro quesiti si propongono di abrogare quelle norme di legge che, imponendo o consentendo oneri aggiuntivi, vessatori e comunque ancora più rigoristi rispetto a quanto richiesto dalle norme europee e dal Fiscal compact, si presentano come una applicazione particolarmente “ottusa” del principio di equilibrio dei bilanci.

Per questi motivi, occorre votare “Sì” ai quattro referendum abrogativi "Stop all'austerità - Sì alla crescita, Sì all'Europa del lavoro e dello sviluppo".

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VOTA SÌ AI 4 REFERENDUM "STOP ALL'AUSTERITÀ - SÌ ALLA CRESCITA, SÌ ALL'EUROPA DEL LAVORO E DELLO SVILUPPO"

Il Comitato promotore è formato da personalità di diversissima formazione culturale e sensibilità politica, accomunate dalla critica ai vincoli europei dell’austerità e dalla consapevolezza dell’urgenza di una svolta espansiva alle politiche economiche nell'interesse generale della collettività.

COMITATO PROMOTORE  (e-mail: referendumstopausterita@gmail.com)

1) Mario Baldassarri, prof. univ. di economia politica
2) Danilo Barbi, CGIL nazionale
3) Leonardo Becchetti, prof. univ. di economia politica
4) MarioBertolissi, prof. univ. di diritto costituzionale
5) Melania Boni, dirigente pubblico
6) Flaviano Bruno, consulente
7) Rosella Castellano, prof. univ. di finanza matematica
8) Massimo D’Antoni, prof. univ. di scienza delle finanze
9) Paolo De Ioanna, consigliere di Stato  
10) Antonio Pedone, prof. univ. di scienza delle finanze
11) Laura Pennacchi, responsabile Forum Economia CGIL
12) Nicola Piepoli, presidente Istituto Piepoli
13) Gustavo Piga, prof. univ. di economia politica
14) Riccardo Realfonzo, prof. univ. di economia politica
15) Giulio M. Salerno, prof. univ. di diritto pubblico
16) Cesare Salvi, prof. univ. di diritto civile.

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VOTA SI’ AI 4 REFERENDUM "STOP ALL'AUSTERITÀ - SÌ ALLA CRESCITA, SÌ ALL'EUROPA DEL LAVORO E DELLO SVILUPPO"

Su cosa si vota

I quattro quesiti referendari  hanno per oggetto alcune disposizioni della legge n.243 del 2012, la legge che ha dato attuazione al principio di equilibrio dei bilanci pubblici introdotto nella Costituzione con la legge cost. n. 1 del 2012.

Con questi referendum si intendono abrogare alcune disposizioni della legge n. 243 del 2012 che prescrivono modalità attuative del principio di equilibrio dei bilanci che non sono previste dalla Costituzione, né imposte dalla normativa europea o dal Fiscal Compact. Si tratta di disposizioni che danno luogo ad un’applicazione particolarmente "ottusa" del principio di equilibrio dei bilanci. Le disposizioni che sono oggetto dei quattro quesiti, infatti, impongono o consentono decisioni pubbliche inutilmente vessatorie e pericolosamente restrittive per l'economia, il lavoro, lo sviluppo del Paese. 

L’approvazione dei quesiti referendari non metterà a rischio il principio costituzionale di equilibrio dei bilanci, né comporterà la violazione degli obblighi assunti in sede europea o internazionale, ma eliminerà le storture applicative che sono state stabilite dalla legge n. 243 del 2012 e favorirà una rivisitazione delle politiche macroeconomiche europee.

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SCHEDA TECNICA

L’abrogazione delle singole disposizioni, ognuna riferita ai quattro quesiti, avrà le seguenti conseguenze:

Quesito 1) attuando il principio costituzionale dell'equilibrio dei bilanci pubblici, il Governo e il Parlamento non potranno stabilire obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea. In particolare, con il referendum vengono abrogate quelle parti di due disposizioni che - precisando, per ben due volte, "almeno" - consentono di andare al di là degli obiettivi di bilancio stabiliti dall'Unione.

Quesito 2) il principio costituzionale di equilibrio dei bilanci pubblici non sarà più inteso come automatica e meccanica applicazione di un obiettivo stabilito dall'Unione europea, fra l’altro con modalità poco trasparenti. Con il referendum si abroga la disposizione che prevede l'esatta "corrispondenza" tra il principio costituzionale di bilancio e il cosiddetto "obiettivo a medio termine" stabilito in sede europea.  Le normative europee, va aggiunto, non impongono la rigida e assoluta coincidenza degli obiettivi di bilancio nazionale con l'"obiettivo a medio termine"; ben diversamente, si prevedono condizioni di flessibilità che, con il referendum abrogativo, si intendono compiutamente ripristinare ed applicare.

Quesito 3) l'Italia potrà ricorrere all'indebitamento per realizzare operazioni relative alle partite finanziarie anche se non si verificano gli specifici eventi di carattere straordinario previsti dalla legge. Con il referendum si intende abrogare la norma che limita il ricorso all’indebitamento per realizzare operazioni finanziarie ai soli casi eccezionali stabiliti dalla legge, limite che non scaturisce dalla Costituzione, né è imposto da impegni europei. Abrogando questo limite, si consentirà al nostro Paese di contrastare gli effetti del ciclo economico negativo con un maggior ventaglio di strumenti di politica economica e industriale.

Quesito 4) l’attivazione obbligatoria e automatica del cosiddetto "meccanismo di correzione" delle politiche di finanza pubblica (meccanismo che, per intenderci, imporrà nuove tasse o riduzione delle spese pubbliche se non sarà raggiunto l'obiettivo di bilancio) avverrà soltanto quando previsto dall’Unione europea, e non anche quando imposto da trattati internazionali. Con il referendum si intende abrogare quella parte della legge che impone l'attivazione del meccanismo di correzione quando si determina uno scostamento considerato "significativo" anche sulla base di trattati internazionali. 

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Estratto dalla Gazzetta Ufficiale 
Serie generale - n. 135
13-6-2014

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Annuncio di una richiesta di referendum popolare
Ai sensi degli articoli 7 e 27 della legge 25 maggio 1970 n. 352, si annuncia che la Cancelleria della Corte Suprema di  Cassazione, in data 12 giugno 2014, ha raccolto a verbale e dato atto della dichiarazione resa da tredici cittadini italiani, muniti dei certificati comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali, di voler promuovere una richiesta di referendum popolare, previsto dall’art. 75 della Costituzione, sul seguente quesito:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 4, comma 4 (“4. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 6, comma 6, non è consentito il ricorso all’indebitamento per realizzare operazioni relative alle partite fi nanziarie.”) della legge 24 dicembre 2012, n. 243, recante “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art. 81, sesto comma, della Costituzione”?” 

Annuncio di una richiesta di referendum popolare
Ai sensi degli articoli 7 e 27 della legge 25 maggio 1970 n. 352, si annuncia che la Cancelleria della Corte Suprema di Cassazione, in data 12 giugno 2014, ha raccolto a verbale e dato atto della dichiarazione resa da tredici cittadini italiani, muniti dei certificati comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali, di voler promuovere una richiesta di referendum popolare, previsto dall’art. 75 della Costituzione, sul seguente quesito:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 8, comma 1, limitatamente alle parole: “e dagli accordi internazionali in materia”, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, recante “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art. 81, sesto comma, della Costituzione”?”

Annuncio di una richiesta di referendum popolare
Ai sensi degli articoli 7 e 27 della legge 25 maggio 1970 n. 352, si annuncia che la Cancelleria della Corte Suprema di Cassazione, in data 12 giugno 2014, ha raccolto a verbale e dato atto della dichiarazione resa da tredici cittadini italiani, muniti dei certificati comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali, di voler promuovere una richiesta di referendum popolare, previsto dall’art. 75 della Costituzione, sul seguente quesito:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 3, comma 2 (“2. L’equilibrio dei bilanci corrisponde all’obiettivo a medio termine.”) della legge 24 dicembre 2012, n. 243, recante “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art.  81, sesto comma, della Costituzione”?”

Annuncio di una richiesta di referendum popolare
Ai sensi degli articoli 7 e 27 della legge 25 maggio 1970 n. 352, si annuncia che la Cancelleria della Corte Suprema di Cassazione, in data 12 giugno 2014, ha raccolto a verbale e dato atto della dichiarazione resa da tredici cittadini italiani, muniti dei certificati comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali, di voler promuovere una richiesta di referendum popolare, previsto dall’art. 75 della Costituzione, sul seguente quesito:
“Volete voi che siano abrogati l’art. 3, comma 3, limitatamente alla parola: “almeno”, e l’art. 3, comma 5, lettera a) , limitatamente alla parola: “almeno”, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, recante “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art. 81, sesto comma, della Costituzione”?”