Il referendum contro il Fiscal Compact sfida l'Eurogruppo e l'austerità

Il referendum contro il Fiscal Compact sfida l'Eurogruppo e l'austerità ottusa
di Raffaele Ricciardi
Repubblica, 7 luglio 2014

Un gruppo di economisti bipartisan ha avviato la raccolta di firme per abrogare quattro articoli della legge che fissa il pareggio di bilancio. Per i proponenti l'Italia non può tecnicamente mantenere gli impegni presi in sede europea, cioè coniugare avanzi primari e crescita. Si cerca la sponda politica.

Uno è stato viceministro dell'Economia con Silvio Berlusconi. Un altro è un ex membro della segreteria del Partito Comunista, poi Pds. Poi c'è l'economista della giunta di De Magistris a Napoli, dal quale si è separato in polemica, il sindacalista della Cgil e il professore di Scelta Europea. La compagine è piuttosto composita, ma il fine è uno solo: rompere il vincolo della "austerità ottusa" dell'Europa e mandare gambe all'aria il suo più potente strumento, il Fiscal Compact. Quest'ultimo consiste nella lista di impegni che ha raffinato il Patto di stabilità e crescita e i successivi "Six" e "Two pack" e prescrive - pur non avendo il rango di trattato - una rigida tabella di marcia per gli Stati che hanno i conti in disordine: su tutto, prevede il pareggio di bilancio costituzionale, l'obbligo di non superare la soglia di deficit strutturale oltre lo 0,5% del Pil e la riduzione del rapporto tra debito e Pil di un ventesimo l'anno (per la parte eccedente il 60% del Pil, caso in cui rientra l'Italia).
Da inizio luglio è partita la caccia alle firme per chiamare in consultazione gli italiani con un referendum che depotenzi in maniera significativa il Fiscal Compact stesso. Lo propone un comitato - appunto - variegato, a testimonianza di quanto il tema susciti interesse trasversale, anche dopo aver deposte le armi della campagna elettorale per le europee: tra i firmatari, riprendendo l'ordine di presentazione di cui sopra, vi sono gli economisti
Mario Baldassarri, Cesare Salvi, Riccardo Realfonzo, Danilo Barbi della Cgil e Gustavo Piga di Scelta Europea, che già aveva proposto un referendum con il movimento dei "Viaggiatori in Movimento". 
La proposta del comitato propone di abrogare quattro articoli del testo di legge 243 del 2012, la norma attraverso la quale si attua il principio costituzionale del pareggio di bilancio. Una sottile escamotage per disarcionare il Fiscal Compact, che sarebbe intoccabile sul lato (costituzionale) del pareggio di bilancio stesso. Le ragioni della richiesta di abrogazione di fatto sono spiegate dall'economista Realfonzo sulla rivista economiaepolitica.it, dove si ricorda che "la risposta del tutto inadeguata alla crisi ha portato nell'Eurozona a una crescita del numero dei disoccupati da 11,6 ad oltre 19 milioni di fine 2013 (con un incremento che sfiora il 65%) e il Pil ancora oggi risulta di 1,5 punti inferiore al livello raggiunto nel 2007 (dati Commissione Europea, a prezzi costanti)".
A fronte di questa situazione, al di là dei tecnicismi, Realfonzo spiega che l'Italia - per le disposizioni del Fiscal Compact - è chiamata a mettere in fila avanzi primari che non sono pensabili, soprattutto se affiancati a un obiettivo di crescita. Per questo si propongono quattro punti: "Abrogare le norme che consentono di stabilire obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea (quando la norma dice di assicurare "almeno" gli obiettivi di medio e lungo termine europei, ndr); Abrogare la norma che limita ai soli casi straordinari il ricorso all'indebitamento pubblico per operazioni finanziarie; Abrogare la norma che impone manovre correttive di bilancio quando ricorrono alcune condizioni previste da trattati internazionali; Abrogare la norma che identifica rigidamente e tassativamente il principio costituzionale di equilibrio dei bilanci pubblici con un obiettivo di bilancio stabilito in sede europea".
La sfida di raccogliere 500mila firme entro la fine di settembre, per poter poi tenere la consultazione nel 2015, si inserisce perfettamente nelle discussioni di questi giorni sulla flessibilità, focus dell'Eurogruppo e dell'Ecofin. "Per definire la nuova politica europea in discussione in queste ore si potrebbe parlare di 'austerità flessibile'", spiega Realfonzo: "Gli obiettivi di lungo termine non cambiano, ma si lascia solo qualche piccolo margine di gestione per i più virtuosi". Il problema è che "così le cose non possono comunque funzionare".
L'economista di stampo keynesiano sottolinea che la presentazione dell'iniziativa ha attirato l'interesse del sindacato, ma anche "di esponenti di peso del Pd come Cuperlo e Fassina, insieme a Sel e altre forze politiche". Proprio sul terreno politico alcuni hanno letto la proposta referendaria come un giudizio su Renzi, ma Realfonzo precisa: "Non è un referendum contro il governo, ma una spinta dal basso che può anzi essere utile agli esecutivi che vogliono impostare una politica economica diversa". Si cerca quindi la sponda del Pd, che d'altra parte "ospita i nostri banchetti alla festa dell'Unità"...